Sabato, 19 Maggio 2012

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Sport e Spettacoli

Roberto Saviano. In tv spiega il "Codice dei boss" insieme a Fabio Fazio su La7

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20120514_saviano-fazio-la7-foto-topMILANO - Da 'zio' a 'norma': all'esegesi dei codici mafiosi è dedicato il primo monologo di Roberto Saviano nella seconda puntata di Quello che (non) ho, il nuovo programma con Fabio Fazio in onda su La7, che si è aperta sulle note di Casta diva, con Elio Germano che ha letto il testo di una lettera a Michele Zagaria. «Le organizzazioni criminali - spiega Saviano - hanno saccheggiato le nostre parole, come onore, famiglia, amico, parole magnifiche, mascherate come sinonimi di segmenti militari, organizzazioni, strutture».

«Nella società di Twitter e Facebook sembra impensabile che le organizzazioni possano ancora utilizzare pizzini o meccanismi di questo tipo, ma la cosa più grave è che a parole mascherate corrispondono società mascherate. Partire da qui, dalla lettera inviata in un carcere è un modo per salvare la parola. L'unico modo per rompere il rapporto tra potere e cultura criminale è tornare a nominare le cose come sono, dire le cose come sono. Difendendo la parola - sottolinea l'autore di Gomorra - sono fermamente convinto che difenderemo anche il nostro territorio».

«Questa strana lettera - spiega Saviano interpretando il linguaggio della missiva a Zagaria - inizia con una parola come zio, che per il Clan dei Casalesi significa boss, perchè i mafiosi non parlano mai in maniera diretta, chiara, usano un linguaggio allusivo, metaforico, perchè l'importante è non dare prova una volta che si finisce davanti a una corte». E così 'gli amici che partono per le vacanze' «sono probabilmente gli affiliati che vanno dritti in carcere, come vogliono le regole dell'organizzazione», continua Saviano, e 'ti salutano tanto' vuol dire che «non ci sono rischi di pentimenti».

Spazio poi alla 'macchina riempita di frutta fresca', probabile riferimento «ai mercati ortofrutticoli di Milano e Fondi» e alla 'Norma vista in teatro': «forse il teatro è il Parlamento e la norma è la legge, ma anche il fare affari, il loro potere», dice ancora Saviano.

Quanto a 'zio Nicola', secondo lo scrittore, «ascoltando i documenti della Dda di Napoli, potrebbe essere Nicola Cosentino o il padre di Michele Zagaria». Ma il «passaggio più allarmante della lettera è quello in cui è scritto 'Noi non dimentichiamo mai chi ci ha fatto del bene e chi ci ha fatto del male, la giustizia non ha tempo e luogo'. Le organizzazioni - conclude - non perdonano, hanno una memoria lunghissima».

IL DRAMMA DELLE TESTIMONI DI GIUSTIZIA Maria Concetta Cacciola, Tita Buccafusca, Lea Garofalo: tre donne, tre testimoni di giustizia, tre vite finite nell'acido, sono invece le protagoniste del secondo monologo di Saviano. «Con il silenzio - sottolinea Saviano - la loro vita sarebbe stata normale. E invece decidono di parlare per coscienza, per rabbia, e il sistema intorno a loro impazzisce».

«Nelle organizzazioni criminali la donna mantiene il silenzio, organizza, tiene in piedi la struttura. Se una donna decide di parlare sta distruggendo il sistema, non è un semplice traditore, è qualcosa in più, sta cambiando tutti. Queste storie, benchè tragiche fino in fondo, dimostrano il coraggio immenso e anche solitario che hanno avuto queste donne nel fare una scelta con un obiettivo: pensare di poter essere felici. La loro storia, al di là dell'epilogo tragico, dimostra che è possibile ricercare la felicità a una condizione, che coincida con la verità. E questo - conclude lo scrittore - me lo hanno insegnato».

Jimmy Ghione. Preso a pugni e calci da un medico a Roma

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ghione-compro-oroROMA - Attimi di paura ieri mattina al Quadraro, quartiere alla periferia sud di Roma, per Jimmy Ghione e la sua troupe. La banda di Striscia la notizia è stata aggredita da un un medico di base che pare palpeggiasse le sue pazienti.

Il fatto è avvenuto poco dopo mezzogiorno in via Gaio Melisso. Il celebre inviato del programma di Ricci è stato colpito con pugni, calci e schiaffi mentre tentava di concludere il servizio sul presunto molestatore.

L'uomo in camice bianco, infatti, non ha gradito la visita delle telecamere e ha colpito sia Ghione che il suo cameraman. Il medico di base si è poi scagliato contro la telecamera, rompendone l'obiettivo.

Sul posto sono intervenuti i carabinieri e il 118 che ha portato i due all'ospedale Policlinico Casilino in codice verde. Per Ghione qualche escoriazione.

Star USA. A Roma Sharon, Penelope e altri VIP in cerca di case di lusso

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Bop-Decameron-1ROMA - Il miglior agente immobiliare di Roma si chiama Woody Allen. Grazie al suo film To Rome with love, in quel di Hollywood si sta diffondendo come un virus la mania di avere casa nella Capitale del Belpaese. Come dire: chi non possiede almeno una dimora fissa nella Città Eterna, non può affermare di essere un'autentica star.

Così il New York Times si getta amina e corpo nell'ennesimo elogio della romanità. Nel 2009 era toccato alle fontanelle: la rubrica Globespotters aveva infatti lodato la possibilità offerta ai cittadini di passeggiare offrendo sempre acqua fresca grazie a 2500 fontanelle disposte a rifocillare (gratis) pure il turista.

Ora tocca alle case. Residenze di lusso, of course. Dimore degne di uomini e donne con cachet da milioni di dollari all'anno. Il prestigioso quotidiano della Grande Mela si avventura in anticipazioni date per certe: Penelope Cruz ai Castelli, Alec Baldwin nel rione Monti, Dustin Hoffman nuovo animatore a Campo de' Fiori, la conturbante Sharon Stone pronta ad agitare il sonno dei pariolini. Orlando Bloom folgorato da una proprietà nel verde della zona Giustiniana.

Potenza del cine-turismo. In passato, il mondo è stato affascinato dai film su storie e bellezze architettoniche di Roma: basti citare l'every green Vacanze romane oppure Il Gladiatore. Stiano in allerta i proprietari di case di lusso. Piace soprattutto Trastevere ma anche la vista sui tetti di Roma e il Cupolone. Venditti docet.

Calcio. Stress mangia allenatori: Enrique lascia, Guidolin è stanco ma resta a Udine

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enrique_luis_fi--400x300MILANO - Troppo stress, tutti giù dalla panca. E pazienza se si rinuncia a fama e quattrini. Gli allenatori di calcio lanciano l'allarme e lasciano il timone delle squadre sognando il riposo dopo centinaia di partite, trasferte, conferenze stampa, trionfi (per qualcuno) ed esoneri (per molti) con il contorno di applausi e insulti.

Uno stress trasversale che colpisce sia chi lavora nei grandi club metropolitani sia chi allena nella tranquilla provincia. Alla voglia di staccare la spina di Guardiola dal Barcellona e di Luis Enrique dalla Roma, si è aggiunto il desiderio di riposare da parte di Guidolin, fresco di qualificazione ai prossimi preliminari di Champions con l'Udinese. Addirittura voleva lasciare il tecnico bianconero, che però non molla: «È stata una stagione molto dura e pesante. Adesso vado a casa per recuperare le energie ma rimango a Udine».

Lo stress si abbatte sulle panchine che nelle ultime stagioni si sono ringiovanite. Guardiola e Luis Enrique sono quarantenni nel pieno delle forze. E invece, no. «Non penso di aver voglia di ricominciare subito ad allenare», dice l'ex condottiero del Barça dei fenomeni. «Me ne vado perché sono stanco e non sono in grado di recuperare le forze per la prossima stagione», sono state le parole di congedo di Luis Enrique da Totti e compagni.

Italia e Spagna, nel nome della passione mediterranea per il calcio, rovesciano un'infinta di tensioni sul pallone e allora c'è chi lascia per approdare in Francia o in Inghilterra, come Ancelotti o Mancini che non rimpiangono affatto di aver lasciato il calcio italiano.

In attesa che la lista degli stressati possa aumentare vanno segnalati i pensieri controcorrente. «Vorrei essere stressato io come loro», ribatte il giovane Stramaccioni fresco di conferma da parte di Moratti all'Inter. E poi Zeman da Pescara: «Io alleno anche perché mi diverto. Se fosse per me continuerei a farlo fino ad 80 anni, ma lo so che non sarebbe possibile e non me lo permetterebbero». Forse per lui lo stress peggiore è stato quello di dover rinunciare, durante le partite, alle amate sigarette.

Ligabue. Al salone del libro in delirio : prima fila travolta dalla folla

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luciano-ligbue-primo-pianoTORINO - La prima fila di poltrone divelta dalla folla dei fan di Luciano Ligabue, in delirio per il cantante, e diversi ragazzi imprigionati tra i sedili.

È accaduto all'Auditorium Lingotto, al termine dell'emozionante ed intensa ora di incontro con la star della musica.

Non appena il cantante si è alzato dalla poltrona, al termine della chiacchierata davanti ad un pubblico di migliaia di persone, e si è avvicinata alla prima fila per autografare i libri che il pubblico gli porgeva, dai corridoi dell'auditorium e dalle file retrostanti una folla vociante ed esaltata si è riversata verso il palco, travolgendo tutti e tutto quello che trovava sulla sua strada.

La prima fila e gli occupanti di essa sono stati letteralmente travolti.

Le poltrone sono state divelte e ribaltate e diverse delle persone che vi erano sedute si sono ritrovate a gambe all'aria. Non sono mancati momenti di panico e di forte alterazione: numerosi ragazzi della seconda fila sono rimasti incastrati fra le poltrone della prima fila, con gambe e piedi imprigionati, e hanno dovuto chiedere aiuto ai vicini per liberarsi e riuscire a mantenere l'equilibrio. Un cameraman stava rovinosamente pecipitando con la sua telecamera su una ragazza seduta in prima fila e impossibilitata ad alzarsi.

"Non ho mai visto niente del genere" è stato il commento di una delle addette all'accoglienza all'Auditorium Lingotto, che da anni ricopre questo ruolo.

Fortunatamente, l'incidente non ha causato danni a persone.

LA SECURITY. "Ditelo quello che è accaduto". Questo il commento dei cinque membri della security presenti all'evento e che, di fronte alle lamentele del pubblico coinvolto nell'incidente, hanno alzato le mani. A chi ha chiesto perché, nonostante le innumerevoli limitazioni "per motivi di sicurezza" che hanno preceduto l'evento, in quel momento topico nessuno abbia contenuto adeguatamente la prevedibile e incontrollata avanzata del pubblico, gli addetti alla Security hanno risposto: "Siamo solo in cinque. Cosa possiamo fare? L'organizzazione non ci consente di fare di più. Ci vorrebbero più persone per eventi del genere".

TUTTO ESAURITO DALLE PRIME ORE DEL MATTINO. Che il clima fosse caldo, comunque, non era un mistero. Tutto esaurito da questa mattina, infatti, per la conferenza fissata alle 20,30, con Luciano Ligabue ospite d'onore del sabato del Salone del libro per l'uscita del suo ultimo libro, Il rumore dei baci a vuoto (Einaudi).

L'Auditorium Lingotto, infatti, è stato preso d'assalto fin da questa mattina.

I più astuti hanno pensato bene di accaparrarsi il posto fin dall'apertura dei cancelli della Fiera di Torino, aggiudicandosi una poltrona e non mollandola neanche per un attimo, fino al momento in cui il rocker italiano farà il suo ingresso in sala.

Del resto, la coda oceanica, fuori dall'Auditorium, per la conferenza delle 15,00 con Fabio Volo aveva destato, nei più arguti, qualche sospetto, nonostante le perle di saggezza elargite dallo scrittore, showman, attore, intellettuale e chi più ne ha più ne metta...

Ma Liga è Liga e stavolta Volo c'entra ben poco.

Così gli eroici della prima ora si sono "sorbiti" nell'ordine: Gianni Barbacetto e Travaglio che dissertavano di Mani Pulite, la parentesi mistica di Enzo Bianchi sull'uomo e la fede; ad ora di pranzo, un ricordo di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino; dopo il citato incontro con Volo, è la volta del professor Umberto Veronesi e del dramma del cancro.

A rialzare il morale degli irriducibili del cantante di Correggio ci pensano Donato Carrisi e Geppi Cucciari con una colorata performance.

Intanto, fuori dall'Auditorium la folla si accalcava e si faceva rumorosa. E chi era rimasto fuori iniziava a intonare cori da stadio gridando "Vergogna!".

Ma il Liga è sempre il Liga e qualche inconveniente può anche starci.

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Categoria: Polizia di Stato