«Lo spogliatoio si è trasformato in un obitorio», ha raccontato un testimone. L'esercito egiziano ha dovuto inviare due elicotteri a Port Said per portare via dallo stadio i giocatori e i tifosi ospiti, ancora bloccati all'interno dell'impianto, 47 persone sono state arrestate. Intanto al Cairo, lo stadio è andato fuoco dopo che l'arbitro ha sospeso la partita tra il Zamalek e l'Ismaili. La federazione calcistica ha sospeso a tempo indeterminato tutte le partite della Serie A egiziana e sulla strage di Port Said si terrà oggi una seduta straordinaria del Parlamento. All'origine degli scontri vi sarebbe «una lunga storia di ostilità fra le tifoserie», secondo il quotidiano Egypt indipendent. «Una giornata nera per il calcio», commenta il presidente della Fifa Blatter.
Ma sulla tragedia del calcio si allunga lo spettro della battaglia politica che infiamma l'Egitto. I Fratelli Musulmani hanno accusato i sostenitori dell'ex-presidente Mubarak: «Gli eventi di Port Said sono stati pianificati e sono un messaggio dei sostenitori dell'ex regime», ha affermato il deputato Essam al-Erian.
ARRIVI DI COPTI DALL'EGITTO IN ITALIA. In Italia, e in particolare in Puglia, si registra un aumento di arrivi di copti dall'Egitto in seguito alle violenze che si sono verificate negli ultimi mesi ai danni della comunità. Lo ha detto il ministro per la Cooperazione e l'Integrazione, Andrea Riccardi, in un'audizione davanti alle commissioni Esteri di Camera e Senato, oggi a Montecitorio, ribadendo che «il governo italiano presta molta attenzione alla tutela delle minoranze religiose».
Il ministro Riccardi ha, inoltre, sottolineato che l'aiuto allo sviluppo per i Paesi della primavera araba vuole essere di sostegno, non solo allo sviluppo economico, ma anche alla loro transizione democratica.
LE VIOLENZE A PORTO SAID. Teatro delle violenze lo stadio di Porto Said, città portuale, dove si giocava questa sera la partita di premier League fra el Ahly, la squadra della capitale, una delle due principali del paese, e il team locale al Masry. Con un risultato a sorpresa ha prevalso per 3-1 la squadra di casa, ma questo non ha impedito una furibonda invasione di campo dei sostenitori del Masry che hanno dato la caccia ai giocatori avversari, dai quali li divide una accesa ostilità di lunga data. Per il medico dell'Ahly, Ehab Ali, non è stato altro che «una guerra pianificata». Le immagini della televisione di stato egiziana mostrano centinaia di supporter invadere il campo non appena fischiata la fine del match, mentre la polizia in assetto antisommossa appare incapace di gestire la situazione e si tiene sostanzialmente a bordo campo. Da un primo bilancio di sette morti si è saliti in meno di un'ora a oltre settanta e mille feriti. Drammatiche alcune delle testimonianze dei giocatori dell' Ahly raccolte dalla tv del club. «Le forze di sicurezza ci hanno abbandonato, non ci hanno protetto. Un supporter mi è appena morto davanti agli occhi negli spogliatori», ha urlato al telefono il veterano Mohamed Abou-Treika implorando che venissero mandati aiuti. Dopo poco l'esercito ha inviato due elicotteri per evacuare dallo stadio, dove erano rimasti intrappolati, giocatori e tifosi della squadra ospite. Mentre ancora si contano le vittime la Federazione calcio egiziana ha sospeso i match sine die mentre il Parlamento è convocato domani in seduta urgente. La tifoseria dell'Ahly, nota con nome di Ultras era nei mesi scorsi in piazza Tahrir quando si sono verificati gli scontri fra sostenitori e oppositori della rivoluzione.«È un messaggio dei partigiani dell'ex regime», hanno commentato sul loro sito i Fratelli musulmani subito dopo la strage.













